lunedì 11 febbraio 2008

11 FEBBRAIO ed epilogo!!!

Lo ricordo benissimo il giorno in cui ho comprato
IL CAVALIERE D'INVERNO e TATIANA eALEXANDER.



Era l'11 febbraio 2006...
un giorno come un altro,
una libreria come tante,
eppure ad un certo punto il mio sguardo si è fermato sulla bellissima copertina del Cavaliere,
non avevo dubbi dopo averlo visto e aver letto di cosa narrava.



Li ho comprati..e credetemi la mia vita da quel giorno è cambiata!


Per questo "anniversario" voglio regale qualcosa a tutti coloro che si troveranno a passare di qua.
Come molte lettrici e lettori sapranno nella prima versione di TATIANA e ALEXANDER alla fine della storia Paullina aveva inserito un EPILOGO nel quale descriveva molto velocemente quello che avevano fatto Tania e Shura dopo Berlino.

Alla fine Paullina nelle successive edizioni ha fatto eliminare l'epilogo in quanto aveva intenzione di scrivere un vero e proprio terzo libro sulla vita in America di Tania e Shura (quello che è poi diventato Il giardino d'estate).

Ho deciso di dare a tutti la possibilità di leggere questo epilogo, sono solo poche pagine ma fanno capire come Paullina avesse già in mente come doveva andare a finire, ancor prima di mettere mano al Giardino d'estate.


ECCO PER VOI L'EPILOGO COMPLETO:
..." Quello stesso giorno, Alexander e Tatiana partirono da Berlino per Amburgo. Alloggiarono all'ambasciata per due settimane finché Alexander ricevette il passaporto.
Tatiana si scolorì i capelli.
Festeggiarono il suo ventiduesimo compleanno, e il quarto anniversario di nozze ad Amburgo, e qualche giorno dopo s'imbarcarono sulla nave della White Star diretta a New York.atiana telegrafa a Vikki: " STIAMO TORNANDO A CASA."
Trascorsero i dodici giorni della traversata in cabina uscendo soltanto alle ore dei pasti.


Alexander fu accecato dal sole bianco che illuminava il porto di New York.
La nave percorse gli stretti e il centro della città si stagli nel cielo davanti a loro. Migliaia di persone si accalcavano nel Battery Park per accogliere i soldati in arrivo. Tra loro c'erano anche Vikki e Anthony, vestiti di rosso, bianco e blu, che reggevano in mano una bandierina americana e salutavano freneticamente.
Dopo che Alexander e Tatiana ebbero attraversato la passerella, Tatiana vide Vikki correre con Anthony in braccio.
Il bambino salta giù e si precipita verso la madre e per cinque minuti buoni non la lasci, non le stacca il viso dal collo.
Alexander era in piedi accanto a loro. Tatiana si libera della presa del figlio e glielo consegna per andare a salutare Vikki
Lui lo prese in braccio e lo strinse forte. Erano entrambi molto seri.
"Anthony, tesoro, sai chi sono?"
"Sì", rispose il bambino. "Sei papà."
Alexander non disse niente. Lo tenne stretto a sé finché Anthony non solleva le braccia e gliele posa sulle spalle. Poi inclina la testa e guarda la cintura del padre. Quindi si protese in avanti e gli guarda la schiena.
Infine disse: "Dov'ê il tuo fucile?"
"Ah, non l'ho portato."
"Non ce l'hai?"
"Non ce l'ho con me."
"Ma ce l'hai ancora?"
Alexander si sforza di restare serio. "Dovrei averlo da qualche parte."
"Posso vederlo?"
"No", intervenne Tatiana.
"La mamma non vuole", replica Alexander.
Con un sorriso a trentadue denti, Vikki disse:
"E così lui è Alexander?"
"Proprio così."
Vikki gli strinse la mano, annuì e poi rise. "Ora capisco tutto."
Il padre porta il figlio a casa. Anthony non gli stacca la mano dal collo e a un tratto gli sussurra all'orecchio:
"Più tardi me lo fai vedere?"
"La mamma non ne sarà contenta. "
"Non glielo diremo."
"Credimi, lo scoprirà."
Vikki propose di uscire a festeggiare.
"La nonna e il nonno muoiono dalla voglia di conoscerti."
Tatiana aveva voglia di restare in casa e disse che avrebbe preparato la cena. Sarebbero andati da lsabella e Travis molto presto.
"Ceniamo a casa? Oh, no! Alexander non vorrà mangiare il bacon.
"E invece sì", disse lui. "Qualcosa di americano. Che ne dite di hamburger con bacon?"
"Sì", rispose Tatiana. "Baconburger."
"Ah, adesso tu insegni l'inglese a me", disse Alexander prendendole la mano,
E Vikki aggiunse: "Si dice un baconburger, per tua informazione".
Tatiana prepara baconburger con patate al forno ("Con bacon croccante!" sottolinea Vikki) e offrì ad Alexander un drink e sigarette, un altro drink e il tè e infine lui le prese una mano, poi l'altra, l'afferrò per i fianchi e se la tirò in grembo.
"Siediti", ordinò.
"Sono così felice."
Vikki le disse che Edward le era stato di grande aiuto con Anthony. Era andato a trovarli "almeno" quattro volte alla settimana, era rimasto a cena, aveva giocato con lui e passato con loro gran parte dei fine settimana.
"Chi è Edward?" chiese Alexander con le mani sulla vita della moglie.
E Vikki, senza battere ciglio, rispose: "Oh, è un medico con cui lavoriamo a Ellis e all'ospedale di New Vork, Un buon amico. Perché domani non passi dall'ospedale a salutarlo, Tania? Gli farebbe piacere vederti" .
Taliana guarda Alexander, che scrolla le spalle e disse: "Per me va bene tutto".
Insieme misero a letto Anthony che, stringendo la mano della mamma, non la smetteva di parlare con il padre.
Loro passarono una notte insonne, Tatiana con un cuscino sulla bocca per soffocare i mugolii. Si addormentarono verso l'alba e alle otto Anthony aprì la porta della loro stanza.
Alexander lo porta in cucina. "La mamma dorme" , gli disse.
"Hai fa"

"Sai fare la colazione?"
"Ci proverò. Che cosa ti piace?"
"Che sai fare?"
"Niente. "
"Un po' di quello, allora. Con latte", disse Anthony ridendo.
Tatiana si alzò alle undici e li trovò sul divano. Anthony stava guardando Goodnigbt Moon e raccontava qualcosa al padre addormentato.
Lo svegliarono, pranzarono e poi andarono all'ospedale.
Tatiana era titubante su quanto dire ad Alexander a proposito di Edward, ma decise di aspettare. In fondo, forse poteva limitare al minimo le spiegazioni. Ma bisognava affrontare subito Edward. Dopo averlo fatto chiamare, lo aspettarono nella mensa, dove spesso avevano pranzato insieme. Quando Edward varca le porte, Anthony salta giù dalle gambe di Alexander e gli corse incontro gridando: "Presto, vieni a conoscere papà!"
I due uomini si strinsero la mano, mentre Anthony tirava la camicia del padre per essere preso in braccio.
Un po' imbarazzato, Edward abbracciò Tatiana. Chiese loro se stessero bene, se avessero fatto buon viaggio e se Tatiana avesse intenzione di tornare al lavoro. "Ancora non lo so", rispose lei. Edward batté le palpebre e annuì. Rimasero a chiacchierare per qualche minuto, ma ben presto esaurirono gli argomenti.
Dopo aver lasciato l'ospedale salirono sull'autobus per Central Park. Alexander era silenzioso. Tatiana gli diede un colpetto, ma lui continua a guardare fuori dal finestrino.
"Sembra nutrire un affetto che va ben oltre la gentilezza, per Anthony", disse infine.
"Sì. Be' ... l' ha fatto nascere lui.
"Ah!" Poi aggiunse: "Non solo per Anthony, Tania".
Lei gli prese la mano. "Mi ha aiutata molto quando ero qui da sola. Moltissimo. Lui, Vikki e Isabella."
Alexander non si libera della sua stretta. "Sarebbe stato lui il tuo vassallo?"
Tatiana non rispose.
Fecero un giro in canoa sul lago del Central Park. Tatiana remava, Alexander era disteso con le gambe intrecciate alle sue e Anthony era seduto sul Suo petto.
Poi Tatîana lasciò i remi e galleggiarono in mezzo al lago. Alexander le si avvicina, si volta e si sedette tra le sue gambe, con le spalle rivolte a lei, mentre Anthony, affacciato dalla barca, infilava le mani nell'acqua. Tatiana culla la testa del marito.
Alexander sussurra: "C'era una volta una fragile damigella che fuggì nella terra dei lillà..."
"E dopo aver atteso con impazienza il suo splendido principe", continua lei, "si stanca di aspettare e andò a cercarlo..,"
"E non lo tradì mai, non sposò mai un vassallo..."
"Anche se era così Stanca di aspettare che lui se lo sarebbe meritato."
Lui le diede un pizzicotto. "Non capisco di cosa ti lameti. Avresti dovuto aspettare quarant'anni."
Il giorno dopo, presero il treno per Washington. "C'è una persona che è stata molto buona con noi e che dobbiamo ringraziare, Shura", disse Tatiana, con in mano una busta di pírozki.
Il giorno seguente presero îl treno per Barrington e andarono a trovare Esther. Si trattennero una settimana, perché né Esther né Rosa - che aveva cresciuto Alexander bambino - volevano lasciarli andare.
Alexander fu avvilito dalla notizia della morte di Teddy e Belinda, della vendita della sua casa, del disboscamento per costruire nuove abitazioni. Ma tutti gli amici di Esther ancora in vita si ricordavano di lui e tutti avevano una storia da raccontare, tutti lo abbracciarono e lo toccarono come se avesse ancora nove anni.
"Sto bene, Tatiasha, davvero", le disse mentre passeggiava lungo la via principale con Anthony sulle spalle. "È cambiato così poco che ho la sensazione di non essermene mai andato. Le case sono di legno bianco, i nomi dei vecchi ristoranti sono gli stessi. È vero, ci sono negozi che non c' erano e la gente guida auto o bici nuove, ma i prati sono tosati allo stesso modo e per le strade non c'è immondizia. La chiesa scintilla, le finestre non sono rotte, le porte hanno i cardini. È l'America. Ed è così che dev'essere. Pensa a cosa troveresti, se tornassi a Leningrado."
"Forse ridipingeranno anche Leningrado", replica Tatiana, sottobraccio al marito.
"Per la ricostruzione postbellica."
Si guardarono.
"Barrington si è rinnovata", commento Alexander, chinandosi a baciarla. "È più pulita, più nuova, più forte, più bianca. c sono più persone, più chiese, più vita, più energia. Tutto è come dovrebbe essere.”
"E dimentichi", replicaTatiana, "che hai un'intera città che porta il tuo nome"
Durante il viaggio di ritorno, Alexander, con in braccio Anthony addarmentato, disse: "Tania, dobbiamo parlare di quello che vogliamo fare con il resto della nostra vita".
"Come? Non vuoi vivere a New York con me e Vikki replica lei sorridendo. "Tutto quello che vuoi, soldato", aggiunse. "Tutto quello che vuoi".
Alla fine di agosto, comprarono una roulotte, radunarono le case di Tatiana, presero Anthony, salutarono Vikki, Edward e Isabella e viaggiarono per l'America, facendo di tutto. Raccolsero mele, lavorarono nei campi di tabacco (" A te molto cari,vero Shura?"), aiutarono a costruire fienili e silo, guidarono trattori e, in California, si fermarono a Napa VaJ]ey, dove vendemmiarono così a lungo da pensare di restarci per sempre.
Viaggiarono per tre anni, loro tre soli, visitarono ogni Stato, vissero in ogni Stato. Di notte, quando il tempo lo permetteva, mentre Anthony dormiva nella roulotte, Tatiana e Alexander accendevano un falò, piantavano una tenda, facevano l'amore e dormivano lì.
Vissero dall'alba al tramomo, dal tramonta all'alba sempre insieme, dormendo in tenda, guidando a turno, cantando, raccontando barzellette, litigando sulla geografia, parlando della guerra, di Ellis Island, di Dasha e Pasha Metanov, di Jane e Harold Barrington.
 L'America guarì Alexander e Tatiana. La California guarì la guerra. E New York, insieme ad Alexander, guarì Tatiana. San Francisco e Chícago e New Orleans guarirono la prigionia di lui e la solitudine di lei. TI Montana e l'Idaho e le Rocky Mountains guarirono i tradimenti subiti da lui e la morte della famiglia di lei. Barrington guarì i genitori di lui. Da qualche parte, o1tre Ellis, oltre il monte Washington, oltre le White Mountains e le Green Hills del Vermont e le Flint Hills del Kansas, da qualche parte sulle Blue Ridge Mountains, o forse gli Appalachi, o lungo la discesa nel Grand Canyon, i loro frammentí scalfiti si ricomposero, tornarono integri, quanto bastava per affrontare il mondo.
L'estate in cui Anthony compì sei anni la trascorsero a Key West distesi su un'amaca sulla spiaggia, a fissare il sole tropicale, le palme e le querce muschiate e a ridere raccontandosi storielle sconce.
"La lingua è molto cambiata da quando ti ho insegnato l'inglese", disse Alexander.
"E quello lo chiami insegnarmi l'inglese?" replica Tatiana.
"Se avessi usato un quarto delle parole che mi hai insegnato, mi avrebbero espulsa dalla buona società."
"Sì, ma avresti pur sempre avuto tuo marito. Non ne sarebbe valsa la pena?" Sorrise.
Lei rícambiò il sorriso e gli fece il solletico. "Va bene, ne ho una. Te la racconto. C'era una volta una ragazza molto facile..che and al mercato del paese..."
Alexander rise. "Mi farai venire un infarto."
"Che c'è?"
"Non cambierà mai niente? Non hai bisogno di pagarlo il pesce." Le baciò il viso. "Lei lo prende sempre gratis.
"Oh!"
La notte seguente, nell'amaca, Alexander disse: "Tania, Anthony commincerà la scuola tra due mesi."
"Sì."-
"Dobbiamo pensare a dove iscriverlo."
"Sì."
"Abbiamo visto tutto, abbiamo vissuto ovunque. Per me qualsiasi posto va bene."
"Qualsiasi posto eccetto quelli con la neve", replica lei
"Sì, ne preferirei uno senza".
"Anch'io", disse Tatiana, e rimasero in silenzio per un po'.
"Qualunque posto caldo, ma permanente. Vorrei che Anthony avesse stabilità"
"Sì." Tatiana non aggiunse altro.
Lui le prese la mano e la baciò.
"Tatiasha", sussurrò, "ti piacerebbe vivere in Arizona, la terra della primavera?"
"Sì, mio cavallo e mio carro, sì, anima mia, sì."
Non volevano prendere una casa in affitto perché preferivano vivere sulla loro proprietà, ma non avevano soldi a sufficienza per costruire la casa dei loro sogni. Pcrci, essendo persone prudenti, comprarono una casa mobile più grande in contanti, anche se Alexander, meno avveduto di Tatiana, ne voleva una molto più grande. La parcheggiarono vicino alla strada a11'angolo dei loro novantasette acri nel deserto di Sonora e Anthony and alle scuole elementari di Mesa.
Tatiana trovò lavoro come infermiera nel Pronto Soccorso del Phoenix Memorial Hospital.
"Lavorare al Pronto Soccorso mi fa sentire ancora in guerra", disse.
"Ed è una buona cosa?"
Alexander trovò lavoro come caposquadra per un costruttore edile.
"Costruisco invece di distruggere", disse. "Non mi fa sentire affatto in guerra."
Vivendo in una casa mobile, e facendo attenzione alle spese, misero da parte un bel gruzzolo. Alexander imparò a intonacare e imbiancare, a costruire impianti idraulici ed elettrici, a installare finestre e porte, a costruire armadi, scafflti, pensili per la cucina e a fare í pavimenti, di piastrelle e di legno. "CosÌ potrò costruirti con le mie mani un'enorme casa per tutti i bambini che avrai."
"Alexander, devo ricordarti che finora hai costruito soltanto panche sghembe e il banco da lavoro troppo alto sul quale mettere le patate che non avevamo"
Risero entrambi al ricordo.
"Bambini, Tania."
"Andiamo a farne uno."
Ma passarono altri sette anni prima che Tatiana restasse di nuovo incinta, quindici anni dopo il loro primo incontro.
Alexander aveva avviato la sua impresa edile e costruì per la famiglia un grande ranch giallo con il tetto rosso nel deserto di Sonora, con le colline Maricopa all'orizzonte del giardino sul retro.
Sono nell'orto. Alexander sta controllando i sostegni delle piante di cetriolo, che ha sistemato la settimana precedente, e aspetta che Tatiana ritorni con la caraffa di tè freddo e due bicchieri. Lei gli versa da bere; lui regge il bicchiere e beve dalla cannuccia, con gli occhi color mie1e fissi su di lei.
"Prima mi portavi una sigaretta", dice. "Ora mi dai solo tè freddo."
"Il tè freddo è meglio, no?"
"No", replica Alexander con espressione contrariata.
"Forse ora vivrai." Tatiana allunga la mano e gli scosta i capelli neri dalla fronte.
"Le sigarette devono essere un veleno molto lento." Con Un grugnito, lui afferra I'aratro e comincia a dissodare il letto dell'orto. Tra loro, parlano ancora russo.
"Chi era al telefono?"
"Era di nuovo il vecchio signor McAllister."
Alexander ride. "Quanta ha offerto, stavolta?"
"Vuole novanta acri a cinquemila dollari l'uno. Buono, no?"
"Non è abbastanza."
"Dice che il boom a Phoenix non sarà ererno. Il mercato è quasi saturo. Dovremmo vendere ora che c'è ancora domanda.
Ci trova avidi. A noí resterebbero sette acri. ha detto, cioè sei acri e tre quarti in più di quelli che ha la maggior parte della gente di Phoeníx."
"La prossima volta chiamami, Tania, Voglio parlarci io, senza peli sulla lingua. Non vendo a meno di un milione di dollari all’acro.
Ridono all'assurdità di una simile pretesa. Stanno per piantare i pomodori. Alexander aiuta Tatiana a sedersi sulla panchina e lei apre la bustina di semi rossi che versa in un piattino, cercando quel1i rovinati. I cetrioli stanno crescendo bene, pensa. La settimana Scorsa Alexander ha costruito sostegni per le piante e presto i cetrioli saranno pronti. Sorride.
"Shura, hai pensato a qualche nome?'"
"Non me ne vengono in mente, Se hai un altro maschietto, sono a corto di idee."
Hanno già tre figli: Anthony, appena entrato all' Accademia della Marina mercantile di King's Point, Harry e Charles Gordon, che chiamano Gordon Pasha o semplieemente Pasha, "re" in turco.
"Non posso essere l'unica donna di casa. Ci sono già troppi Barrington, per i miei gusti."
"Avrai due gemelli maschi, per questo."
"Ho bisogno di una bambina, una che possa chiamare: Janie."
"Mmm. Una bambina di name Janie sarebbe perfetto."
Lei ci pensa su. "Ti ho detto che Vikki è tornata dall'Australia? Vuole venire qui e restare fino al parto.
"Va bene. Dille che Steve è di nuovo single. Gli farebbe molto piacere portarla al cinema.
"Víkki non vuole uscire. Ti trova più divertente di qualsiasi film abbia mai visto. "
"Bene. Allora invitala per la spettacolo del dopocena."
"Tatiana lo guarda. Alexander sta ridendo, senza fiato. Indossa un paio di pantaloni corti di cotone color crema. Il torace nudo è muscoloso e abbronzato, sotto il sole spietato dell'Arizona. Le cicatrici delle battaglie, che gli ricoprono il corpo, ci sano ancora tutte, ma meno evidenti. Con il sorriso, lei reprime Un sospiro, prende un paio di cesoie e posa il piattino con i semi. "Shura, hai saputo dell'incidente a Mesa? Un furgone per il traspono detenuti è finito contro un negozio di pedicure.
Dopo una pausa aggiunge: "La polizia sta cercando diciotto criminali incalliti"
Alexander ride per quella barzelletta inaspettata. Tatiana indossa un top bianco senza maniche e un paio di short. Ha le spalle e le braccia abbronzate. I capelli d'oro, quasi bianchi per il sole, sono fermati da una forcina. Canticchia un motivetto famíliare e gradevole. "... la luna era florida, ii cielo era pieno di stelle tranne quelle che erano nei tuoi occhi..."
"Che c'è per pranzo?" chiede Alexander.
"Pranzo?" Tntenta com'è a potate le lunghe foglie delle piante di cetrioli, non solleva lo sguardo. "Ci siamo alzati da poco. Abbiamo appena fatto colazione”
"Sto morendo di fame."
"Hai sempre fame, tu. Che ne dici di tonno e pane bianco?"
"Splendido. Vai a prepararlo subito?" Tira su l'aratro. "E comincia a pensare anche alla cena."
Tatiana ride, facendo sussultare le spalle. "Per cena..." dice tra una strofa e l'altra del motivetto, "puoi scegliere tra: sopresa del frigo o panini al bacon."
"Mmm", commenta Alexander mettendo giù l'aratro. Ha lo sguardo rivolto verso il basso, verso la schiena di lei, e la ricorda - anzi - la vede, a Lazarevo, china sul focolare, inginocchiata nella loro radura, curva sui sacchi di zucchero quasi vuoti nel corridoio del Quinto Soviet durante la carestia dell'autunno 1941, la vede estrarre dallo zaino le cartine della Scandinavia per fuggire, e la sente chiedere: che cos'hai nello zaino, soldato? Vede le sue lentiggini e i capelli biondi, sente la sua dolce voce argentina che è sul punto di soccombere. Come sempre, cede sotto il peso della pienezza che lei gli infonde. "Ehi", dice. "Guarda."
Tatiana solleva lo sguardo. Alexander la sovrasta, con quella luce tipica negli occhi. In mano ha un baccello di piselli. Le dà una tiratina e dice: "Metti via le armi e alzati".
Con un sorriso, Tatiana lascia le cesoie e si tira su a fatica con il suo aiuto. La gravidanza è piuttosto avanzata. Alexander apre il baccello per lei ma Tatiana, senza aspettare, protende il viso verso le sue mani e assaggia i piselli aiutandosi con un dito.
Lui la osserva e con una mano le accarezza il pancione.
"Che c'è?" gli chiede poi, inghiottendo e cingendolo con le braccia, mentre preme il viso contro il suo petto nudo e sudato.
Il cuore di Alexander le batte ritmicamente contro la guancia e l'orecchio. Con le dita Tatiana gli tocca la cicatrice sulla parte inferiore della schiena e gli bacia il petto.
"Dimmi, Tania, che cos'è un trío d'archi russo?"
Lei gli sorride e lo guarda. "Non lo so. Che cos'è?"
"Un quartetto d'archi russo di ritorno dall'Occidente."
Lei lo fissa.
"Che cosa si ottiene", continua lui "dall'incrocio di un orso bianco con un orso nero?"
"Non ricominciare con la storia degli orsi felici" Alexander la abbraccia
"Che c'è, Shura. tesoro?" Lo stringe con affetto,
Gli occhi di lui riflettono la luce del sole.
Lei gli bacia di nuovo il petto,
Lui non la lascia andare.
"Sono qui", Tatiana gli sussurra sul cuore. "Per sempre. Mi senti, soldato?"
Lui la stringe più forte, le solleva il viso e si china a baciarla.
"Ti sento, Tatiasha, Ti sento."

Erano stati bruciati e dalle ceneri del loro dolore erano rinati due orfani più felici, più affettuosi, più appassionati, completi. Loro due, che tanto tempo prîma si erano battezzati nel fiume Kama, avevano dissolto un'angoscia antica come le piramidi e dalle rovine del rimpianto avevano estratto l'amore dimenticato, dopo una vita passata a cercare la strada per tornare a casa.
Si sentivano come se avessero vagato per cinquecento anni, sofferto e compianto, ma anche amato senza esitazione, senza debolezza, senza paura, amato come testamento reciproco e monumento a Dio.
Alexander bacia Tatiana ed è di nuovo a Luga, per terra, e lei è sotto di lui, che la bacia per la prima volta. Tatiana ricambia il bacio ed è di nuovo a Lazarevo, che ride con il suo berretto in testa.
Anche se molto è scomparso, molto persiste; e anche se non siamo più la forza che un tempo smuoveva terra e cielo, la forzache siamo, noi siamo...
Barrington, Leningrado, Luga, Ladoga, Lazarevo, Ellis lsland, Swietokryzst, Sachsenhausen, il deserto di Sonora, le famiglie scomparse, le madri e i padri scomparsi, sono tutti incisi nei loro animi e nei lora volti e, come la luna mercuriale, come Giove su Maui, come la galassia di Perseo con le sue stelle blu che implodono, continuano a vivere mentre i venti stellari sussurrano sugli Urali e sul Kama, sugli oceani e sulla terra, mormorando nel cielo argenteo illuminato dalla luna..
"Tatiana..."
"Alexander..."
E il Cavaliere di bronzo si è fermato.



L'ultimo pezzo mi ha dato un pochino di sollievo, cosa che invece il terzo libro alla prima lettura non è riuscito a darmi.




Questo epilogo è stato molto criticato dalle lettrici e dai lettori perché la storia d'amore e la conclusione del libro andavano benissimo senza bisogno di altri prolungamenti o giustificazioni.
Queste sono le parole che volevo sentire e che avevo bisogno di sentire.

25 commenti:

CrèmeBrulée ha detto...

PER CHI NON RIUSCISSE AD ACCEDERE AL LINK METTO QUI NEI COMMENTI TUTTO L'EPILOGO:

EPILOGO
~

Quello stesso giorno, Alexander e Tatiana partirono da Berlino per Amburgo. Alloggiarono all'ambasciata per due settimane finché Alexander ricevette il passaporto. Tatiana si scolorì i capelli. Festeggiarono il suo ventiduesimo compleanno, e il quarto anniversario di nozze ad Amburgo, e qualche giorno dopo s'imbarcarono su11a nave della White Star diretta a New York.
Tatiana telegrafa a Vikki: STIAMO TORNANDO A CASA. Trascorsero i dodici giorni della traversata in cabina uscendo soltanto alle ore dei pasti.
Alexander fu accecato dal sole bianco che illuminava il porto di New York. La nave percorse gli stretti e il centro della città si stagli nel cielo davanti a loro. Mig1iaia di persone si accalcavano nel Battery Park per accogliere i soldati in arrivo. Tra loro c'erano anche Vikki e Anthony, vestiti di rosso, bianco e blu, che reggevano in mano una bandierina americana e salutavano
freneticamente. Dopo che Alexander e Tatiana ebbero attraversato la passerella, Tatiana vide Vikki correre con Anthony in braccio. Il bambino salta giù e si precipita verso la madre e per cinque minuti buoni non la lasci, non le stacca il viso dal collo.
Alexander era in piedi accanto a loro. Tatiana si libera della presa del figlio e glielo consegna per andare a salutare Vikki
Lui lo prese in braccio e lo strinse forte. Erano entrambi molto seri.
"Anthony, tesoro, sai chi sono?"
"Sì", rispose il bambino. "Sei papà."
Alexander non disse niente. Lo tenne stretto a sé finché Anthony non solleva le braccia e gliele posa sulle spalle. Poi inclina la testa e guarda la cintura del padre. Quindi si protese
in avanti e gli guarda la schiena. Infine disse: "Dov'ê il tuo fucile?"
"Ah, non l'ho portato."
"Non ce l'hai?"
"Non ce l'ho con me."
"Ma ce l'hai ancora?"
Alexander si sforza di restare serio. "Dovrei averlo da qualche parte."
"Posso vederlo?"
"No", intervenne Tatiana.
"La mamma non vuole", replica Alexander.
Con un sorriso a trentadue denti, Vikki disse: "E così lui è Alexander?"
"Proprio così."
Vikki gli strinse la mano, annuì e poi rise. "Ora capisco tutto."
Il padre porta il figlio a casa. Anthony non gli stacca la mano dal collo e a un tratto gli sussurra all'orecchio: "Più tardi me lo fai vedere?"
"La mamma non ne sarà contenta. "
"Non glielo diremo."
"Credimi, lo scoprirà."
Vikki propose di uscire a festeggiare. "La nonna e il nonno muoiono dalla voglia di conoscerti."
Tatiana aveva voglia di restare in casa e disse che avrebbe preparato la cena. Sarebbero andati da lsabella e Travis molto presto.
"Ceniamo a casa? Oh, no! Alexander non vorrà mangiare il bacon.
"E invece sì", disse lui. "Qualcosa di americano. Che ne dite di hamburger con bacon?"
"Sì", rispose Tatiana. "Baconburger."
"Ah, adesso tu insegni l'inglese a me", disse Alexander prendendole la mano,
E Vikki aggiunse: "Si dice un baconburger, per tua informazione".
Tatiana prepara baconburger con patate al forno ("Con bacon croccante!" sottolinea Vikki) e offrì ad Alexander un drink e sigarette, un altro drink e il tè e infine lui le prese una mano, poi l'altra, l'afferrò per i fianchi e se la tirò in grembo.
"Siediti", ordinò.
"Sono così felice."
Vikki le disse che Edward le era stato di grande aiuto con Anthony. Era andato a trovarli "almeno" quattro volte alla settimana, era rimasto a cena, aveva giocato con lui e passato con loro gran parte dei fine settimana.
"Chi è Edward?" chiese Alexander con le mani sulla vita della moglie.
E Vikki, senza battere ciglio, rispose: "Oh, è un medico con cui lavoriamo a Ellis e all'ospedale di New Vork, Un buon amico. Perché domani non passi dall'ospedale a salutarlo, Tania? Gli farebbe piacere vederti" .
Taliana guarda Alexander, che scrolla le spalle e disse: "Per me va bene tutto".
Insieme misero a letto Anthony che, stringendo la mano della mamma, non la smetteva di parlare con il padre.
Loro passarono una notte insonne, Tatiana con un cuscino sulla bocca per soffocare i mugolii. Si addormentarono verso l'alba e alle otto Anthony aprì la porta della loro stanza.
Alexander lo porta in cucina. "La mamma dorme" , gli disse.
"Hai fame?"
"Sai fare la colazione?"
"Ci proverò. Che cosa ti piace?"
"Che sai fare?"
"Niente. "
"Un po' di quello, allora. Con latte", disse Anthony ridendo.
Tatiana si a1z alle undici e li trov sul divano. Anthony stava guardando Goodnigbt Moon e raccontava qualcosa al padre addormentato.
Lo svegliarono, pranzarono e poi andarono all'ospedale.
Tatiana era titubante su quanto dire ad Alexander a proposito di Edward, ma decise di aspettare. In fondo, forse poteva limitare al minimo le spiegazioni. Ma bisognava affrontare subito Edward. Dopo averlo fatto chiamare, lo aspettarono nella mensa, dove spesso avevano pranzato insieme. Quando Edward varca le porte, Anthony salta giù dalle gambe di Alexander e gli corse incontro gridando: "Presto, vieni a conoscere papà!"
I due uomini si strinsero la mano, mentre Anthony tirava la camicia del padre per essere preso in braccio.
Un po' imbarazzato, Edward abbracci Tatiana. Chiese loro se stessero bene, se avessero fatto buon viaggio e se Tatiana avesse intenzione di tornare al lavoro. "Ancora non lo so", rispose lei. Edward batté le palpebre e annuì. Rimasero a chiacchierare per qualche minuto, ma ben presto esaurirono gli argomenti.
Dopo aver lasciato l'ospedale salirono sull'amobus per Central Park. Alexander era silenzioso. Tatiana gli diede un colpetto, ma lui continua a guardare fuori dal Hnestrino.
"Sembra nutrire un affetto che va ben oltre la gentilezza, per Anthony", disse infine.
"Sì. Be' ... l' ha fatto nascere lui.
"Ah!" Poi aggiunse: "Non solo per Anthony, Tania".
Lei gli prese la mano. "Mi ha aiutata molto quando ero qui da so1a. Moltissimo. Lui, Vikki e Isabella."
Alexander non si libera della sua stretta. "Sarebbe stato lui il tuo vassallo?"
Tatiana non rispose.
Fecero un giro in canoa sul lago del Central Park. Tatiana remava, Alexander era disteso con le gambe intrecciate alle sue e Anthony era seduto sul Suo petto.
Poi Tatîana lasci i remi e galleggiarono in mezzo al lago. Alexander le si avvicina, si volta e si sedette tra le sue gambe, con le spalle rivolte a lei, mentre Anthony, affacciato dalla barca, infilava le mani nell'acqua. Tatiana culla la testa del marito.
Alexander sussurra: "C'era una volta una fragile damigella che fuggì nella terra dei lillà..."
"E dopo aver atteso con impazienza il suo splendido principe", continua lei, "si stanca di aspettare e and a cercarlo..,"
"E non lo tradì mai, non spos mai un vassallo..."
"Anche se era così Stanca di aspettare che lui se lo sarebbe meritato."
Lui le diede un pizzicotto. "Non capisco di cosa ti lameti. Avresti dovuto aspettare quarant'anni."
Il giorno dopo, presero il treno per Washington. "C'è una persona che è stata molto buona con noi e che dobbiamo ringraziare, Shura", disse Tatiana, con in mano una busta di pírozki.
Il giorno seguente presero îl treno per Barrington e andarono a trovare Esther. Si trattennero una settimana, perché né Esther né Rosa - che aveva cresciuto Alexander bambino - volevano lasciarli andare.
Alexander fu avvilito dalla notizia della morte di Teddy e Belinda, della vendita della sua casa, del disboscamento per costruire nuove abitazioni. Ma tutti gli amici di Esther ancora in vita si ricordavano di lui e tutti avevano una storia da raccontare, tutti lo abbracciarono e lo toccarono come se avesse ancora nove anni.
"Sto bene, Tatiasha, davvero", le disse mentre passeggiava lungo la via principale con Anthony sulle spalle. "È cambiato così poco che ho la sensazione di non essermene mai andato. Le case sono di legno bianco, i nomi dei vecchi ristoranti sono gli stessi. È vero, ci sono negozi che non c' erano e la gente guida auto o bici nuove, ma i prati sono tosati allo stesso modo e per le strade non c'è immondizia. La chiesa scintilla, le finestre non sono rotte, le porte hanno i cardini. È l'America. Ed è così che dev'essere. Pensa a cosa troveresti, se tornassi a Leningrado."
"Forse ridipingeranno anche Leningrado", replica Tatiana, sottobraccio al marito. "Per la ricostruzione postbellica."
Si guardarono.
"Barrington si è rinnovata", commento Alexander, chinandosi a baciarla. "È più pulita, più nuova, più forte, più bianca. c sono più persone, più chiese, più vita, più energia. Tutto è come dovrebbe essere.”
"E dimentichi", replicaTatiana, "che hai un'intera città che porta il tuo nome"
Durante il viaggio di ritorno, Alexander, con in braccio Anthony addarmentato, disse: "Tania, dobbiamo parlare di quello che vogliamo fare con il resto della nostra vita".
"Come? Non vuoi vivere a New York con me e Vikki replica lei sorridendo. "Tutto quello che vuoi, soldato", aggiunse. "Tutto quello che vuoi".
Alla fine di agosto, comprarono una roulotte, radunarono le case di Tatiana, presero Anthony, salutarono Vikki, Edward e Isabella e viaggiarono per l'America, facendo di tutto. Raccolsero mele, lavorarono nei campi di tabacco (" A te molto cari,vero Shura?"), aiutarono a costruire fienili e silo, guidarono trattori e, in California, si fermarono a Napa VaJ]ey, dove vendemmiarono così a lungo da pensare di restarci per sempre.
Viaggiarono per tre anni, loro tre soli, visitarono ogni Stato, vissero in ogni Stato. Di notte, quando il tempo lo permetteva, mentre Anthony dormiva nella roulotte, Tatiana e Alexander accendevano un falò, piantavano una tenda, facevano l'amore e dormivano lì.
Vissero dall'alba al tramomo, dal tramonta all'alba sempre insieme, dormendo in tenda, guidando a turno, cantando, raccontando barzellette, litigando sulla geografia, parlando della guerra, di Ellis Island, di Dasha e Pasha Metanov, di Jane e Harold Barrington.

L'America guarì Alexander e Tatiana. La California guarì la guerra. E New York, insieme ad Alexander, guarì Tatiana. San Francisco e Chícago e New Orleans guarirono la prigionia di
lui e la solitudine di lei. TI Montana e l'Idaho e le Rocky Mountains guarirono i tradimenti subiti da lui e la morte della famiglia di lei. Barrington guarì i genitori di lui. Da qualche parte, o1tre Ellis, oltre il monte Washington, oltre le White Mountains e le Green Hills del Vermont e le Flint Hills del Kansas, da qualche parte sulle Blue Ridge Mountains, o forse gli Appalachi, o lungo la discesa nel Grand Canyon, i loro frammentí scalfiti si ricomposero, tornarono integri, quanto bastava per af-
frontare il mondo.
L'estate in cui Anthony compì sei anni la trascorsero a Key West distesi su un'amaca sulla spiaggia, a fissare il sole tropicale, le palme e le querce muschiate e a ridere raccontandosi storielle sconce.
"La lingua è molto cambiata da quando ti ho insegnato l'inglese", disse Alexander.
"E quello lo chiami insegnarmi l'inglese?" replica Tatiana.
"Se avessi usato un quarto delle parole che mi hai insegnato, mi avrebbero espulsa dalla buona società."
"Sì, ma avresti pur sempre avuto tuo marito. Non ne sarebbe valsa la pena?" Sorrise.
Lei rícambiò il sorriso e gli fece il solletico. "Va bene, ne ho una. Te la racconto. C'era una volta una ragazza molto facile..che and al mercato del paese..."
Alexander rise. "Mi farai venire un infarto."
"Che c'è?"
"Non cambierà mai niente? Non hai bisogno di pagarlo il pesce." Le baci il viso. "Lei lo prende sempre gratis.
"Oh!"
La notte seguente, nell'amaca, Alexander disse: "Tania, Anthony commincerà la scuola tra due mesi."
"Sì."-
"Dobbiamo pensare a dove iscriverlo."
"Sì."
"Abbiamo visto tutto, abbiamo vissuto ovunque. Per me qualsiasi posto va bene."
"Qualsiasi posto eccetto quelli con la neve", replica lei
"Sì, ne preferirei uno senza".
"Anch'io", disse Tatiana, e rimasero in silenzio per un p.
"Qualunque posto caldo, ma permanente. Vorrei che Anthony avesse stabilità"
"Sì." Tatiana non aggiunse altro.
Lui le prese la mano e la baci.
"Tatiasha", sussurrò, "ti piacerebbe vivere in Arizona, la ter-a della primavera?"
"Sì, mio cavallo e mio carro, sì, anima mia, sì."
Non volevano prendere una casa in affitto perché preferivano vivere sulla loro proprietà, ma non avevano soldi a sufficienza per costruire la casa dei loro sogni. Pcrci, essendo persone
prudenti, comprarono una casa mobile più grande in contanti, anche se Alexander, meno avveduto di Tatiana, ne voleva una molto più grande. La parcheggiarono vicino alla strada a11'angolo dei loro novantasette acri nel desertoo di Sonora e Anthony and alle scuole elementari di Mesa.
Tatiana trovò lavoro come infermiera nel Pronto Soccorso del Phoenix Memorial Hospital.
"Lavorare al Pronto Soccorso mi fa sentire ancora in guerra", disse.
"Ed è una buona eosa?"
Alexander trovò lavoro come caposquadra per un costruttore edile.
"Costruisco invece di distruggere", disse. "Non mi fa sentire affatto in guerra."
Vivendo in una casa mobile, e facendo attenzione alle spese, misero da parte un bel gruzzolo. Alexander imparò a intonacare e imbiancare, a costruire impianti idraulici ed elettrici, a installare finestre e porte, a costruire armadi, scafflti, pensili per la cucina e a fare í pavimenti, di piastrelle e di legno. "CosÌ potrò costruirti con le mie mani un'enorme casa per tutti i bambini che avrai."
"Alexander, devo ricordarti che finora hai costruito soltanto panche sghembe e il banco da lavoro troppo alto sul quale mettere le patate che non avevamo"
Risero entrambi al ricordo.
"Bambini, Tania."
"Andiamo a farne uno."
Ma passarono altri sette anni prima che Tatiana restasse di nuovo incinta, quindici anni dopo il loro primo incontro.
Alexander aveva avviato la sua impresa edile e costruì per la famiglia un grande ranch giallo con il tetto rosso nel deserto di Sonora, con le colline Maricopa all'orizzonte del giardino sul retro.

Sono nell'orto. Alexander sta controllando i sostegni delle piante di cetriolo, che ha sistemato la settimana precedente, e aspetta che Tatiana ritorni con la caraffa di tè freddo e due bicchieri. Lei g1i versa da bere; lui regge il bicchiere e beve dalla cannuccia, con gli occhi color mie1e fissi su di lei.
"Prima mi portavi una sigaretta", dice. "Ora mi dai solo tè freddo."
"Il tè freddo è meglio, no?"
"No", replica Alexander con espressione contrariata.
"Forse ora vivrai." Tatiana allunga la mano e gli scosta i capelli neri dalla fronte.
"Le sigarette devono essere un veleno molto lento." Con Un grugnito, lui afferra I'aratro e comincia a dissodare il letto dell'orto. Tra loro, parlano ancora russo.
"Chi era al telefono?"
"Era di nuovo il vecchio signor McAllister."
Alexander ride. "Quanta ha offerto, stavolta?"
"Vuole novanta acri a cinquemila dollari l'uno. Buono, no?"
"Non è abbastanza."
"Dice che il boom a Phoenix non sarà ererno. Il mercato è quasi saturo. Dovremmo vendere ora che c'è ancora domanda.
Ci trova avidi. A noí resterebbero sette acri. ha detto, cioè sei acri e tre quarti in più di quelli che ha la maggior parte della gente di Phoeníx."
"La prossima volta chiamami, Tania, Voglio parlarci io, senza peli sulla lingua. Non vendo a meno di un milione di dollari all’acro.
Ridono all'assurdità di una simile pretesa. Stanno per piantare i pomodori. Alexander aiuta Tatiana a sedersi sulla panchina e lei apre la bustina di semi rossi che versa in un piattino, cercando quel1i rovinati. I cetrioli stanno crescendo bene, pensa. La settimana Scorsa Alexander ha costruito sostegni per le piante e presto i cetrioli saranno pronti. Sorride.
"Shura, hai pensato a qualche nome?'"
"Non me ne vengono in mente, Se hai un altro maschietto, sono a corto di idee."
Hanno già tre figli: Anthony, appena entrato all' Accademia della Marina mercantile di King's Point, Harry e Charles Gordon, che chiamano Gordon Pasha o semplieemente Pasha, "re"
in turco.
"Non posso essere l'unica donna di casa. Ci sono già troppi Barrington, per i miei gusti."
"Avrai due gemelli maschi, per questo."
"Ho bisogno di una bambina, una che possa chiamare: Janie."
"Mmm. Una bambina di name Janie sarebbe perfetto."
Lei ci pensa su. "Ti ho detto che Vikki è tornata dall'Australia? Vuole venire qui e restare fino al parto.
"Va bene. Dille che Steve è di nuovo single. Gli farebbe molto piacere portarla al cinema.
"Víkki non vuole uscire. Ti trova più divertente di qualsiasi film abbia mai visto. "
"Bene. Allora invitala per la spettacolo del dopocena."
"Tatiana lo guarda. Alexander sta ridendo, senza fiato. Indossa un paio di pantaloni corti di cotone color crema. Il torace nudo è muscoloso e abbronzato, sotto il sole spietato dell'Arizona. Le cicatrici delle battaglie, che gli ricoprono il corpo, ci sano ancora tutte, ma meno evidenti. Con il sorriso, lei reprime Un sospiro, prende un paio di cesoie e posa il piattino con i semi. "Shura, hai saputo dell'incidente a Mesa? Un furgone per il traspono detenuti è finito contro un negozio di pedicure.
Dopo una pausa aggiunge: "La polizia sta cercando diciotto criminali incalliti"
Alexander ride per quella barzelletta inaspettata. Tatiana indossa un top bianco senza maniche e un paio di short. Ha le spalle e le braccia abbronzate. I capelli d'oro, quasi bianchi per
il sole, sono fermati da una forcina. Canticchia un motivetto famíliare e gradevole. "... la luna era florida, ii cielo era pieno di stelle tranne quelle che erano nei tuoi occhi..."
"Che c'è per pranzo?" chiede A1exander.
"Pranzo?" Tntenta com'è a potate le lunghe foglie delle piante di cetrioli, non solleva lo sguardo. "Ci siamo alzati da poco. Abbiamo appena fatto colazione”
"Sto morendo di fame."
"Hai sempre fame, tu. Che ne dici di tonno e pane bianco?"
"Splendido. Vai a prepararlo subito?" Tira su l'aratro. "E comincia a pensare anche alla cena."
Tatiana ride, facendo sussultare le spalle. "Per cena..." dice tra una strofa e l'altra del motivetto, "puoi scegliere tra: sopresa del frigo o panini al bacon."
"Mmm", commenta Alexander mettendo giù l'aratro. Ha lo sguardo rivolto verso il basso, verso la schiena di lei, e la ricorda - anzi - la vede, a Lazarevo, china sul focolare, inginocchiata nella loro radura, curva sui sacchi di zucchero quasi vuoti nel corridoio del Quinto Soviet durante la carestia dell'autunno 1941, la vede estrarre dallo zaino le cartine della Scandinavia per fuggire, e la sente chiedere: che cos'hai nello zaino, soldato? Vede le sue lentiggini e i cape1li biondi, sente la sua dolce voce argentina che è sul punto di soccombere. Come sempre, cede sotto il peso della pienezza che lei gli infonde. "Ehi", dice. "Guarda."
Tatiana solleva lo sguardo. Alexander la sovrasta, con que1la luce tipica negli occhi. In mano ha un baccello di piselli. Le dà una tiratina e dice: "Metti via le armi e alzati".
Con un sorriso, Tatiana lascia le cesoie e si tira su a fatica con il suo aiuto. La gravidanza è piuttosto avanzata. Alexander apre il baccello per lei ma Tatiana, senza aspettare, protende il viso verso le sue mani e assaggia i piselli aiutandosi con un dito.
Lui la osserva e con una mano le accarezza il pancione.
"Che c'è?" gli chiede poi, inghiottendo e cingendolo con le braccia, mentre preme il viso contro il suo petto nudo e sudato.
Il cuore di Alexander le batte ritmicamente contro la guancia e 1'orecchio. Con le dita Tatiana gli tocca la cicatrice sulla parte inferiore della schiena e gli bacia il petto.
"Dirnrni, Tania, che cos'è un trío d'archi russo?"
Lei gli sorride e lo guarda. "Non lo so. Che cos'è?"
"Un quartetto d'archi russo di ritorno da11'Occidente."
Lei lo fissa.
"Che cosa si ottiene", continua lui "dal1'incrocio di orso
bianco con un orso nero?"
"Non ricominciare con la storia degli orsi felici" Alexander la abbraccia
"Che c'è, Shura. tesoro?" Lo stringe con affetto,
Gli occhi di lui riflettono la luce del sole.
Lei gli bacia di nuovo il petto,
Lui non la lascia andare.
"Sono qui", Tatiana gli sussurra sul cuore. "Per sempre. Mi senti, soldato?"
Lui la stringe più forte, le solleva il viso e si china a baciarla.
"Ti sento, Tatiasha, Ti sento."

Erano stati bruciati e dalle ceneri del loro dolore erano rinati due orfani più felici, più affettuosi, più appassionati, completi. Loro due, che tanto tempo prîma si erano battezzati nel fiume Kama, avevano dissolto un'angoscia antica come le piramidi e dalle rovine del rimpianto avevano estratto l'amore dimenticato, dopo una vita passata a cercare la strada per tornare a casa.
Si sentivano come se avessero vagato per cinquecento anni, sofferto e compianto, ma anche amato senza esitazione, senza debolezza, senza paura, amato come testamento reciproco e
monumento a Dio.
Alexander bacia Tatiana ed è di nuovo a Luga, per terra, e lei è sotto di lui, che la bacia per la prima volta. Tatiana ricambia il bacio ed è di nuovo a Lazarevo, che ride con il suo berretto in testa.
Anche se molto è scomparso, molto persiste; e anche se non siamo più la forza che un tempo smuoveva terra e cielo, la forzache siamo, noi siamo...

Barrington, Leningrado, Luga, Ladoga, Lazarevo, Ellis lsland, Swietokryzst, Sachsenhausen, il deserto di Sonora, le famiglie scomparse, le madri e i padri scomparsi, sono tutti incisi nei loro animi e nei lora volti e, come la luna mercuriale, come Giove su Maui, come la galassia di Perseo con le sue stelle blu che implodono, continuano a vivere mentre i venti stellari sussurrano sugli Urali e sul Kama, sugli oceani e sulla terra, mormorando nel cielo argenteo illuminato dalla luna..
"Tatiana..."
"Alexander..."
E il Cavaliere di bronzo si è fermato.

Anonimo ha detto...

Adoro questo finale..Lo preferivo senz'altro al Giardino d'estate.Questo epilogo rendeva giustizia a tutta la storia,al dolore che i protagonisti hanno dovuto affrontare;come dice l'America li ha guariti.Nel giardino d'estate la favola sembra concludersi in modo forse più realistico..ma io preferivo la dolcezza dei primi due.Le ultime righe mi fanno venire la pelle d'oca. Ale

CrèmeBrulée ha detto...

Si pure io lo preferisco.
Le ultime righe come dici tu mi hanno fatto ritrovare i protagonisti, li hanno ridato un'anima...erano le parole che ricercavo nel terzo libro e che però ho avuto difficoltà a trovare.

Taty ha detto...

Troppo commovente!!!!!!!!! Veramente da piangere,soparattutto quelle parole alla fine, ti fanno tremare il cuore..... A me il gIardino è piaciuto molto molto ma non mi ha fatto battere il cuore cm queste parole adesso.....

Crème Brulée ha detto...

tutti sanno come la penso sul terzo libro: bello perché parla di Tania e Shura, bello perché lo ha scritto Paullina..ma ascoltando il cuore capisco che manca qualcosa rispetto ai primi due, manca la poesia, e la dolcezza di alcuni momenti, che anzhe se ci sono stati non sono stati raccontati come avrei dovuto!
per questo le ultime parole di questo prologo mi hanno dato molto di più come emozioni..racchiudono tutto il terzo libro in poche righe facendoti però provare sollievo! si questa è la parola adatta..

"L'America guarì Alexander e Tatiana. La California guarì la guerra. E New York, insieme ad Alexander, guarì Tatiana. San Francisco e Chícago e New Orleans guarirono la prigionia di
lui e la solitudine di lei. TI Montana e l'Idaho e le Rocky Mountains guarirono i tradimenti subiti da lui e la morte della famiglia di lei. Barrington guarì i genitori di lui."

""Tatiana..."
"Alexander..."
E il Cavaliere di bronzo si è fermato."

il riferimento al cavaliere di bronzo è fondamentale, se ci pensate nel terzo libro manca completamente, come se ci si fosse dimenticati di quanto quel libro fosse stato importante, di come il cavaliere non dava pace a Tania..
e non dava tregua neanche a noi lettori! :)

DARKinside ha detto...
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DARKinside ha detto...

mamma che belle parole crème! tu racchiudi l'essenza del libro (come anche noi) solo che resci ad esternarla meglio...a volte mi sento scoppiare perchè vorrei tradurre in parole quello che sento e cosa mi ha fatto provare il cavaliere d'inverno...ma mi sento impedito, limitato, come se le parole che mi escono di bocca non fossero abbastanza! è bello che tu ricordi la data precisa del tuo "incontro" col libro...io purtoppo ricordo solo che era il 2006, un pomeriggio afoso di piena estate... (basta se no non la finisco piu) ;)

Crème Brulée ha detto...

Eh eh....si lo ammetto, ogni anno l'11 febbraio è il giorno del ricordo! si si!! :) ci sorrido adesso al pensiero, ma proprio mi sento coinvolta, perché è stato forse il destino a farmi alzare gli occhi quel giorno e vedere quei due libri messi li tra tanti altri..e sceglierli.

Dark..ma scherzi, anche tu con le parole sei capace di far emozionare! magari dal vivo poi non sei timido come me...è così difficile esternare quello che si prova..
anche se sul cavaliere io sono un piccolo fiume in piena ora, ma all'inizio ero gelosa delle mie sensazioni, emozioni...tutto lo tenevo per me...poi ho cominciato a condividere con gli altri quello che provavo e ho conoscicuto tutti voi!

un bacio

DARKinside ha detto...

si...è una bella cosa trovare delle persone che hanno le tue stesse passioni e con queste avere dei dibattiti al riguardO! aiuta molto alla comprensione e al confronto! io mi sento bene quando parlo del cavaliere qui cn tutti voi prchè è l'unico posto dove posso parlare tanquillamente del libro senza annoiare chi magari non ne vuole sentire parlare...

Jamie Fraser ha detto...

Gente avete proprio ragione... ;) Accidenti se ne avete... ;) Trovare questo blog è stato come trovae un piccolo ma grande tesoro... ;) Insomma ognuno di voi è una piccola gemma di questo tesoro... ;)
Crèmè è la possidente del tesoro insieme a Tania e Shura... ;)
Dark è un Dark panda Papy- Papyno...
Taty ke è??? il Clown??? ;) mmmm... sì... moltovero...
ma è felice di farlo... ;)
Insomma raga nn rovinatevi e continute così ke siamo una squadra degna del GRANDE MILAN... ;)
cRèMè TIMIDA SARà... MA SN CURIOSA.. ;)
POI condividere le proprie emozion cn gli altri è bellissimo... ;) soprattutto quelle belle ke ognuno di noi blogger condivide in questo piccolo mondo... ma stupendo cm mondo... ;)
a me tt chiedono come faccio d essere sempre così allegra... ;) Beh cerco di trovare il bello in ogni cosa e di sorridere sempre... ;) Meglio vedre un sorriso piuttisto ke un muso lungo??? ;)
Insomma raghi ALLEGRI!!!! ;)
Baci8
p.s. nn c' entrava niente con l' epilogo ma vabbè... ;)

Crème Brulée ha detto...

parlare del cavaliere alle volte è come una liberazione!
davvero..certe volte mi sembra di esplodere per le vicende che mi circondano, e poi trovo in Tania e Shura la forza per andare avanti.
L'emozione che mi da solo pronunciare i loro nomi quando parlo con altre persone credo sia indescrivibile..mi si illumina proprio il visto quando parlo di questo libro...

quindi il blog serve proprio come angolino dove poter ricaricarmi delle energie... ih ih..

Hai ragione taty!! ognuno di voi contribuisce in modo fondamentale per il blog! si si si e poi tu sei super attiva...un vero uragano!!!ed è vero sei sempre allegra..meglio vedere la vita dal lato positivo no!! la tristezza la lasciamo agli altri! :)


un bacione a tutti dalla possidente del tesoro!!! taty sei fortissima!!

simona ha detto...

questo epilogo era troppio pieno di eventi x essere solo un epilogo...anche se Il Giardino d'estate c'ha fatto un po' soffrire ha continuato a regalarci cmq l'Amore Assoluto...sempre e nonostante tutto...
Solo l'epilogo c'avrebbe risparmiano la malinconia di saperli anziani (menomale non ci sono state morti, non l'avrei sopportato)...Ma in entrambi i finali ci ridanno Shura & Tania felici (dopo i dolori postumi della guerra x tutto il resto della la loro vita)...sempre Insieme e con i loro cari!!
Due anime unite x più di 60 anni...questo finale era inevitabile!!!

Crème Brulée ha detto...

Simona..
l'epilogo era stato pubblicato solo nella prima edizione del secondo libro, dove paullina voleva indirizzare il lettore su quello che poteva accadere lasciando comunqeu a noi l'immaginazione.
Poi ha deciso di scrivere il giardino d'estate cercando di toccare tutti i punti dell'epilogo che lei si era immaginata.
Le ultime parole mi fanno sempre emozionare..perché ti riportano indietro..all'inizio..il principio di tutto!
e' come quando nel libro rivediamo i protagonisti alla panchina..è come per dire che è un amore senza fine il loro!
magico!

Mrs. Cullen ha detto...

L'11 febbraio è il mio compleanno, che coincidenza XD E che fortuna! Io ho scoperto il cavaliere d'inverno grazie ad una ragazza che commentò una mia storia, era l'8 maggio 2009, una data che non mi dimenticherò mai.

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Dilhani Heemba ha detto...

Ma io infatti, ho letto questo di finale, perché dici che non c'è sul libro? :O

Crème Brulée ha detto...

Ciao Dilhani Heemba !!! benvenuta sul blog!
L'epilogo così come lo hai trovato tu nel libro è stato pubblicato solo in una o forse due edizioni nella versione cartonata della Sonzogno.
Questo perché all'inizio Paullina Simons non pensava di scrivere un seguito.
Successivamente con il progetto di The summer Garden l'epilogo è stato tolto perché svelava troppe cose sul futuro di Tania e Shura.
Così sopratttutto chi ha comprato la versione economica della Sonzogno e della Bur non ha mai trovato traccia di questo riassunto.

Tu che edizione hai letto?
Se riesci a darmi i dati posso verificare.

Grazie

Dilhani Heemba ha detto...

Ora è tutto chiaro: io ho la primissima edizione Sonzogno, quella grossa, bellissima, del settembre 2003 ^^

Comunque sul tuo blog ci passo da una vita, ma avevo un'altra identità ; ) Grazie comunque per il benvenuto, anche perché ora era un po' che non venivo a fare visita.

A presto
Dil

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"La Ruota del tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda;
la leggenda sbiadisce nel mito, ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l'Epoca che lo vide nascere.
In un'Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, un'Epoca ancora a venire, un'Epoca da gran tempo trascorsa, il vento si alzò fra le colline.
Il vento non era l'inizio
Non c'è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo.Ma fu comunque un inizio."
La Ruota del Tempo - L'Occhio del mondo